Millevite. Viaggio in Colombia: il paradiso è qui

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Dell’Italia rimpiango solo tre cose: il parmigiano, l’olio d’oliva e il vino. Mia moglie è colombiana. Quando è nata la bambina, siamo rientrati in Italia e lei è rimasta là con la piccola, ora lavora in un bar. Spero che torni. Prima o poi si stancherà di vivere là. I colombiani hanno una visione irreale dell’Italia, pensano che sia il paradiso, ma si sbagliano: il paradiso è qui”.

MilleviteÈ la storia di Ugo, cuoco italiano emigrato in Colombia e determinato a restarci. Una delle 164 vite raccontate da Silvia di Natale in Millevite. Viaggio in Colombia, edito da Feltrinelli. Millevite è un reportage di viaggio, puntellato di esistenze straordinarie, talvolta comuni, spesso travagliate: indigeni e guerriglieri, contadini e militari, fondatori di villaggi e sindaci, poeti e desplazados.

Silvia Di Natale girovaga per le strade della Colombia, dalla capitale Bogotá ai piccoli paesi della cordigliera, fino ai confini con l’Ecuador e con il Perù, ritraendo un paese ricco di contraddizioni, a tratti violento ma dal piglio affabile, generoso di sorrisi. Un paese felice. A testimoniarlo anche le statistiche: secondo il più grande network mondiale di istituti di ricerca indipendenti, WIN-Gallup International, di cui Doxa è il partner per l’Italia, la Colombia risulta uno dei paesi più felici al mondo (insieme a Brasile, Malesia e Arabia Saudita).

Un capitolo è dedicato ad Aracataca, il paese in cui è nato Gabriel García Márquez e che ha ispirato Macondo, il celebre villaggio descritto in Cent’anni di solitudine. L’autrice visita la “finta casa” di Gabo, un tempio costruito per attrarre i turisti. Ogni stanza è decorata con le parole dello scrittore che fanno da didascalia, con stralci plastificati di libri in bella mostra. “Gabo non ha mai visto la finta casa dei nonni – scrive Silvia Di Natale – ma non credo gli piacerebbe: se già i ricordi dell’infanzia sono distorti dalla memoria, figuriamoci dopo il passaggio della finzione letteraria!”.
Quella di Silvia Di Natale è una “scrittura parlata”, sembra di sentire la sua voce dall’arrivo a Bogotá, fino alla partenza dall’aeroporto di El Dorado. Si sente il suo respiro stanco per le strade dissestate e le carreteras infangate, con il suo zaino in spalla. Un flusso di parole, fotografie, impressioni, respiri.

Aracataca, credits Tim Buendia, da Wikivoyage

Aracataca, credits Tim Buendia, da Wikivoyage

La voce è anche quella dei colombiani che si raccontano in prima persona. L’autrice entra in punta di piedi nelle loro vite e riceve il racconto di un’esistenza, spesso seguito dalla consegna di manoscritti, registrazioni, poesie. Una condivisione che, a tratti, diventa compenetrazione. Persino nella lingua. Sono presenti vocaboli in lingua originale (utile l’agile glossario nelle ultime pagine): da buseta (piccolo pullman) a marimbero (spacciatore cubano), da mochila (sacca a spalla) ad arepas (frittella di mais), da alcalde (sindaco) a vallenato, un ballo popolare accompagnato dalla fisarmonica.

Silvia Di Natale abbraccia la lingua, il cibo, lo spazio, talvolta le resistenze dei colombiani e condivide con loro il suo viaggio. Che compartir, in spagnolo, significhi condividere è solo la prova di quanto una lingua possa essere espressiva. Un viaggio anche per il lettore, dunque, attraverso le singole vite che ritraggono la storia di un paese. Un libro dedicato alle millevite che lo compongono, così come testimonia la dedica: “Ai colombiani che non hanno smesso di sorridere”.

Elisa Giacalone

Per chi volesse partecipare alla presentazione del libro, Silvia Di Natale sarà intervistata da Elisa Giacalone nell’ambito del Festival della letteratura di Milano.
Quando: 7 giugno 2013
A che ora: 18.30
Dove: Biblioteca Parco Sempione, Via Cervantes (zona Montetordo)

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